Barcellona, Gaudì e la primavera…

08 mar

Due_giorni_a_Barcellona

Posso considerare questo taccuino la mia “prima volta” nel mondo dei carnet de voyage, ed anche la prima volta a Barcellona. Tutto è stato perfetto ed era proprio come l’immaginavo.

Raccontarla per mezzo del disegno ha stimolato a fondo il mio spirito di osservazione “costringendomi” ad uno sguardo diverso alla città, alle sue architetture… ai suoi abitanti. Il risultato credo sia onesto e commisurato all’idea che avevo all’inizio.

Ringrazio Stefano per avermi ospitato e invito altri carnettisti ad “ospitarsi” in questo nuovo luogo “virtuale”.

Faraway a Milano

04 gen

Dedico questa pagina di Carnet al bellissimo momento vissuto a Milano, in occasione della presentazione del nuovo libro di Stefano sul Giappone, edito dalla De Agostini.

Milano 2010

Milano 2010

Giappone – taccuini dal mondo fluttuante

20 nov
Giappone - taccuini dal mondo fluttuante

Giappone - taccuini dal mondo fluttuante

Riomaggiore: carnet de voyage

23 ott

Carnet de Voyage dedicato a Riomaggiore (SP), iniziato durante la Scuola di Carnet con Stefano Faravelli e tutti gli altri compagni di quei bellissimi 5 giorni di pittura itinerante.

Carnet de Voyage about Riomaggiore (SP) on Japanese Moleskine Audio: Pearl Jam - Yeld - Untitled (Red Dot)

Carnet de Voyage about Riomaggiore (SP) on Japanese Moleskine Audio: Pearl Jam - Yeld - Untitled (Red Dot)

Impressions et memoires: vue de Saint Miniato pendant que je conduis de Florence à Livorno

10 ott

Dipingo l’ultima delle pagine di questa preziosa Moleskine con studi e riflessioni sugli acquerelli dell’amico generoso Azad, mon Maitre di acquerello.

Impressions et memoires: vue de Saint Miniato pendant que Je conduis de Florence à Livorno

Impressions et memoires: vue de Saint Miniato pendant que Je conduis de Florence à Livorno

Come lui lavoro a mano libera, senza alcun disegno in cui delimitare i tocchi di colore macinato, in uno stile che io chiamo Azad-impressionismo, una sorta di neo-impressionismo ad acquerello, costruito come una composizione di solidi (gli edifici) e di sfumati (tutto il resto).

San Miniato allora riappare dal ricordo e dalle impressioni, imprimée pendant que Je conduis da Firenze a Livorno.

Impressions et memoires: vue de Saint Miniato pendant que Je conduis de Florence à Livorno

Ursa Major

28 set
Ursa Major

Ursa Major

When there’s no light

I can follow

I look at the sky

I look at the Big Dipper

Have You got a place?

A tiny little one would do…

For when I can’t wolk

and I cannot make it on my own

[...] someone swimming against

the corrent…

Elisa, 2009 “Heart - the Big Dipper

Il riferimento all’asterismo come un orso (le quattro stelle orientali) inseguito da tre cacciatori (le 3 di coda) è probabilmente il più antico mito a cui l’umanità faccia ancora riferimento.

In altre parti del mondo vengono usati nomi diversi: in Nord America è il grande mestolo, nel Regno Unito è l’aratro.

Alioth (ɛ Ursae Majoris) è la stekka principale della costellazione; di magnitudine 1,76 e dal colore bianco. Dubhe (α Ursae Majoris) è una stella gialla di magnitudine 1,81. Con Merak forma un asterismo noto come I puntatori, in quanto utilizzato per trovare la Stella Polare.

Alkaid (η Ursae Majoris) è una stella azzurra di magnitudine 1,85. Mizar ζ Ursae Majoris è una stella bianca di magnitudine 2,23.

L’identificazione delle 7 stelle principali con la figura di un orso è presente in diverse e distanti civilità e, non avendo questo insieme di stelle alcuna particolare somiglianza con l’animale, una convergenza culturale casuale è altamente improbabile.

Gli abitanti del Nord America condividevano questo mito prima dell’arrivo dei colonizzatori europei, probabilmente portato con sé dai primi esseri umani che colonizzarono il continente 14.000 anni fa.


INTERVISTA DI SIMONETTA CAPECCHI A STEFANO FARAVELLI per il sito Urban Sketchers

25 set

Inserisco questa intervista di Stefano Faravelli rilasciata a Simonetta Capecchi per il sito Urban Sketchers, e sono molto felice di poterlo fare perchè ritrovo nelle righe dense di questa testimonianza molti concetti visti e toccati con mano a Riomaggiore e nei libri di Stefano. Grazie mille allora di aver messo a disposizione questa intervista!!!

1. DISEGNARE SUL POSTO
Puoi raccontarci che significato ha per te disegnare sul posto, essere lì in quel momento e raccontarlo nel tuo taccuino? “location drawings” è ciò che per intenzione esplicita accomuna noi Urban Sketchers e distingue da altri tipi di disegno della realtà – Cosa succede intorno a te mentre disegni, in Italia, a Bellissimi, in Giappone, in Egitto…?

Facendo corona tutti intorno, i bambini mi guardano mentre intingo il pennello nell’acqua salata di una pozza, la stessa dove ho deposto il polpo che ho appena pescato con le mani e che ora sto ritraendo.
Lo ritraggo mentre, come Proteo, il Vecchio del mare cantato da Omero, si muta in scoglio, in alga, in cirro, in pozza d’ombra sui ciottoli levigati. Proteo è figura del vivente: cangiante unità in cui siamo immersi e di cui facciamo parte…
Come sempre mentre dipingo, e mano, occhi e mente danno altra forma a questa vita, mi sorprendo nel constatare quanto disegno e pittura siano adeguati a penetrare questa cangiante unità e a cantarne la stupefacente bellezza.
A condizione di essere sulla “cosa stessa” , ” sul posto” come dite voi , perchè ciò che conta è afferrare l’unità sostanziale del mondo percepibile, come insegnava Pavel Florenskji, “senza mediazioni” .
Ciò è possibile solo quando “l’anima si fonde con i fenomeni percepiti”.
Il disegno rende possibile questa fusione in quella sorta di andirivieni, estremamente complesso, dello sguardo, della mano, degli impulsi che viaggiano nella corteccia cerebrale e che sono tutt’uno con la cosa vista, con la luce che ce la fa
vedere, ecc …Quando disegno un polpo divengo polpo, ciottolo, cirro, scoglio e pozza d’ombra.
Ho risposto alla tua domanda dal versante “interiore”; poi c’è tutto quel mondo di interazioni che rendono il disegno “sul posto” un esperienza così piena di fascino, capace di generare reazioni impreviste in chi assiste allo spettacolo , di mettere in moto situazioni interessanti… Avrei racconti bellissimi da fare… hanno ispirato molte pagine dei miei libri.

2. ORGANIZZARE UN REPORTAGE DISEGNATO
Come lavori ad un nuovo reportage, come ti prepari prima del viaggio, cosa porti in viaggio, come ti organizzi il lavoro, quanti diversi taccuini e per quali scopi, usi le fotografie, che tipo di lavoro fai sul posto e invece cosa fai la sera in albergo, oppure una volta tornato a casa…?

C’è un taccuino personale, testimone di una ricerca e supporto di un approccio senza mediazioni alla realtà e poi ci sono i libri, che mescolano in percentuali diverse il lavoro personale ad esigenze comunicative e intenzioni narrative più complesse.
In questo caso il lavoro fatto sul posto, che rimane la spina dorsale del carnet, si pone in dialogo con tavole elaborate in atelier a partire da schizzi o fotografie, con invenzioni o interventi di “filologia” grafica tratte da libri. I testi, poi, sono
sempre scritti a parte, in un taccuino apposito e poi riversati sulla pagina.
I miei carnet non vogliono essere l’estemporaneo esercizio di un abilità tecnica ma la narrazione della mia esperienza spirituale di un paese. Sono il tentativo di racchiudere un mondo in un libro e offrire al lettore il miracolo di un viaggio da fermo. La pagina deve contrarre il tempo e lo spazio per poterlo poi sprigionare sul doppio versante narrativo e simbolico. In questo senso la preparazione “anteviaggio” è fondamentale, naturalmente.
Per il Giappone non ho consultato neppure una guida, ma mi sono letto tutto Mishima e Tanizaki, i testi Zen e Murasaki, Harris e Maraini.
Per tacere del mio rapporto con la tradizione figurativa di quel paese che ispira il mio lavoro da anni…
Una volta lì mi sembrava di esserci già stato infinite volte, con altri occhi.
Ciò detto è però vero che il lavoro fatto sul posto ha una “energia” che gioca nellʼeconomia del libro un ruolo insostituibile: chi ne volesse conferma si guardi il documentario che Stefano Folgaria ha realizzato nel corso del viaggio giapponese, filmando la genesi di gran parte dei taccuini. ( qualche estratto è visibile su Youtube)

3. LE PAROLE E LE IMMAGINI
I tuoi taccuini sono sempre pieni di scritte. Il rapporto tra le immagini e i testi è così importante e sempre meglio organizzato che andrebbero pubblicati in facsimile, senza nessun bisogno di ulteriore lavoro di impaginazione.
In effetti, sei stato proprio tu a farmi riflettere sul fatto che io invece non scrivevo niente sotto ai disegni, nonostante avessi dedicato una tesi di dottorato all’importanza della relazione testo/immagine! Prima di conoscerti e di aprire il mio blog (utile esercizio di scrittura sintetica), ero sicura che il disegno fosse sufficiente a farmi ricordare tutto, luogo, data, atmosfera… Non era affatto così, a volte dimenticavo persino che posto era! Ricordo ancora la tua mail del dic. 2005 che mi ha aperto gli occhi e ha modificato il mio rapporto con i taccuini: “I tuoi carnet mi sembrano belli e interessanti. E’ un peccato non vedere la tua calligrafia. L’interazione tra scrittura e immagine è un caso tipico di uno più uno uguale tre; aggiunge una dimensione ulteriore, quella del pensiero“…

Uso la scrittura non solo come notazione mnemonica: il testo esprime il pensiero, che è nel cuore stesso del visibile; non per niente “Idea” ha la stessa etimologia di vedere. I miei testi non sono solo didascalie delle immagini, ma altre
immagini , immagini espresse in altro modo. Poi cʼè da considerare lʼimportanza della calligrafia, forma dʼarte tra le maggiori in Oriente (Cina Giappone Islam).In un calligramma cosa è figura e cosa è scrittura?
Forse lʼesempio più perfetto di ciò che ho in mente sono i mappamondi medioevali: trovo straordinario come scrittura e immagine si intrecciassero in essi a formare un vero e proprio supporto per derive meditative.
Non erano uno strumento per orientarsi tra meridiani e paralleli, descrizioni “orizzontali” del mondo, bensì “macchine mistiche”, dove scritto e figura consentivano pellegrinaggi mentali e morali , autentici viaggi letterari per gente che non si muoveva.

4. IL RAPPORTO CON LA REALTÀ
Ora questo modo di abbinare testo e immagini per raccontare la realtà come tu hai sempre fatto spontaneamente, ha guadagnato in altri paesi la definizione di Graphic Journalism e si torna a riconoscere una professione scomparsa con
l’avvento della fotografia, quella del reporter/disegnatore.
In Italia c’è invece l’idea che il giornalismo disegnato sia roba per lettori di fumetti (vale a dire per ragazzi perditempo) e che contrabbandi distorsioni soggettive al posto di obiettività…
Che rapporto hai con quello che decidi di ritrarre nel taccuino: aggiungi, togli, distorci… ricerchi l’obiettività? Perchè inserisci i frammenti raccolti sul posto, come pezzetti di carta o piccoli oggetti…? Cosa vuol dire cercare l’obbiettività?

Certo il nostro sguardo è selettivo, perchè lo è il nostro essere nel mondo… siamo sempre un “punto di vista”.
Scelgo di raccontare certe cose e non altre, ma il punto è “salvarsi l’anima” nello scegliere come raccontarle.
È a questo livello che riduco al minimo le “distorsioni soggettive”.
Stringere fedelmente in un contorno ( di- segno) e suggerire il volume col colore e il chiaroscuro; sono gesti semplici, che prescindono dallʼaffettazione dello stile e dalla rivendicazione di presunte estetiche (avvallo di ogni soggettiva abnormità): questo è il mio “ danzare in catene”.
Non aver limiti è la vera costrizione: porre da sé il proprio limite apre la via al suo trascendimento. La mera esistenza del dato naturale, apparente limite ontologico, è trascesa dallʼorizzonte di significati a cui ogni cosa rimanda, che potrei definire come il tessuto teofanico della Realtà.
Lʼanalisi delle forme viventi nellʼindagine figurativa, che è non soltanto studio della natura, ma implicita ripetizione demiurgica del creato,è già tutta nellʼordine di questo tessuto teofanico.
L’inserzione di “apporti oggettuali”, carte, foglie, peli di scimmia o di cammello, crea una ulteriore connessione con quel tessuto: porta il mondo dentro il taccuino: lo ha capito Daniel Picouly che introducendo il mio libro Mali Secret sciveva: “la feuille ramassèe au pied du grand arbre à palabres est tout lʼarbre à palabres. Est toutes les histories quʼon a racontèes à ses pieds depuis le jour des temps” .

io volevo solo pregare il mio dio

17 set

Io volevo solo pregare il mio dio

 

Hanno venduto il mare

dove mio padre mi ha insegnato a pescare.

La piroga, oh  sugnugal, scivola ora lenta

lungo il fiume salato,

trasporta genti dai colori vivaci

da una riva all’altra,

le reti bucate giacciono sulla sabbia assolata.

Io sono lontano

per intrecciarne nuovamente i fili

e sogno di  pizzicare le corde della mia kora

dopo la preghiera  serale,

ma le mie mani possono soltanto toccare un talismano

infilato amorevolmente

nella tasca più nascosta.

Cammino e non ascolto,

parole che non valgono la traduzione ricercata

cammino e non incontro,

parole di incoraggiamento per la lunga strada da percorrere

cammino e non trovo,

un angolo dove poggiare  la mia stuoia e inginocchiarmi.

Io voglio solo pregare il mio dio.

                                                                                                                                                                                                                                      Marina Tabacco

Etude de l’aquarelle nocturne

11 set

Etude de l’aquarelle nocturne fondée sur “I colossi di Memnone. Di notte. In pace” par Stefano Faravelli dans “Egitto, cercando l’aleph

Etude l'aquarelle nocturne

Incigno www.taccuinidiviaggio.net con una pagina dedicata a Stefano Faravelli. Una delle cose che ho sempre più desiderato “saper” fare ( o meglio saper come si potrebbe fare) è dipingere la notte e le stelle. Mi metto quindi allo studio di questa tavola tratta dal carnet di viaggio di Stefano sull’Egitto, prendendo nota sula pagina di destra dell’esecuzione, di cosa ho fatto e di come ho fatto, così da poter riconsultare il lavoro nel prossimo notturno che – progetto – si chiamerà Ursa Major.

La “sera. In pace”, guardiamo il prezioso film – documentario che Stefano ci ha donato l’ultima giorno della scuola di Carnet di Riomaggiore. Rimango colpito dalla tavola notturna che raffigura i Colossi di Memnone, essendo poi da tempo alla ricerca di uno spunto per la comprensione dell’acquerello in notturna. La tavola di Stefano è stupenda, ed impiego molto tempo ad osservare il suo stile e la soluzione che rendono questa vista incredibilmente bella e preziosa. J’etude…

Carte du Tendre

10 set

Ecco una galleria con le immagini della Carte du Tendre, il compito preliminare alla scuola di Carnet che Stefano ci ssegnò poche settimane prima di conoscerci in quel di Rio Maggiore; ho preso le immagini direttamente dal link adibito sul sito della Scuola di Viaggio!

Taccuini di Viaggio

Carnet di viaggiatori e pittori itineranti